Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?

La pericolosità sismica del territorio nazionale (Ordinanza PCM n. 3519/2006

La pericolosità sismica del territorio nazionale (Ordinanza PCM n. 3519/2006)

………fino a quando……..

È successo ancora, un terremoto, il fenomeno più naturale del mondo e le costruzioni degli uomini uccidono altri uomini. Si è così. Il terremoto non ha mai ucciso nessuno, sono i nostri edifici, le nostre infrastrutture che hanno portato via i nostri cari.  Mi sono svegliato verso le 4.30 con un messaggio su facebook di un’amica che diceva che lei stava bene, verifico e trovo dei post che parlano di terremoto nella zona di Rieti. Poi vedo le prime stime di ipocentro e magnitudo…conosco bene quelle zone, sarà una catastrofe!  Come al solito si sentono in televisione i soliti commenti su sicurezza, “case nuove in cemento armato crollate lo stesso” ecc. ecc.. Di che cosa stiamo parlando? Cosa è successo e perché?

La cosa è semplicissima, la natura con il tempo ci ha detto chiaramente che “statisticamente” ogni tanto la terra trema, per cui: “uomo” tienine conto. Quindi qual è stato il nostro errore? Capire cosa non ha funzionato è fondamentale per restituire un futuro sicuro al nostro paese. Per prima cosa bisogna prendere coscienza che la maggior parte del nostro patrimonio edilizio è vecchio e non adeguato a sopportare le sollecitazioni sismiche attese per il nostro territorio, poi dobbiamo sapere che abbiamo una norma (le NTC 2008, ora è quasi pronta anche la nuova versione) che “guida” i tecnici nella progettazione strutturale restituendoci edifici sicuri. Le costruzioni realizzate con la nuova norma sismica sono sicure, va detto con forza!!! Purtroppo il problema in Italia è che le nuove costruzioni sono relativamente poche rispetto al patrimonio edilizio esistente, per questo gli edifici sottoposti ad azioni sismiche subisco crolli più o meno importanti. Va chiarito inoltre che se non si fa la giusta manutenzione, anche strutturale, nostri edifici sono destinati a crollare, perché tutti i fabbricati hanno una vita nominale più o meno lunga.

L’Italia deve migliorare e dove è possibile, compatibilmente con l’investimento economico, adeguare alla norma attuale la vulnerabilità sismica degli edifici esistenti, o meglio, quelli che hanno un valore estetico e storico che va tramandato al futuro, marcando la nostra storia e la nostra unicità in tema di Paese e di bellezza. Il passaggio tra il miglioramento sismico e adeguamento sismico, (quando può essere fatto) deve seguire steep successivi, ovvero interventi economicamente sostenibili nel tempo che potrebbero portare in futuro anche ad un adeguamento della struttura alla normativa sismica attuale. Mentre per tutti gli altri edifici va preferita la strada della demolizione e ricostruzione dove è più facile rispettare sia la normativa sismica che quella del risparmio energetico. Dobbiamo ricostruire e adeguare l’intero paese a quelle che sono state le nuove certezze arrivate negli ultimi trent’anni riguardo all’attività sismica del nostro territorio e alla conoscenza delle nostre costruzioni. Per fare ciò serviranno decenni, nei quali ci saranno altri terremoti, altri morti e altri monumenti distrutti.  Non possiamo scegliere se farlo o no, è imperativo intervenire. Per avviare un piano simile vanno messe in campo risorse finanziarie accessibili ai cittadini a bassi costi…è ora andare al lavoro, con la prima sfida alla quale il destino oggi ci mette di fronte: la ricostruzione “com’era e dov’era” dei nostri borghi distrutti solo ed esclusivamente dalla nostra incapacità di programmare e prevenire.

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