Riqualificazione energetica dei fabbricati, quando realtà e quando utopia.

C’era una volta…..la casa con i pannelli solari…

Sono anni che se ne parla….mah! A che punto è la riqualificazione energetica degli edifici? Lasciando stare gli obblighi di legge che hanno sicuramente inciso sulla diffusione di una cultura del risparmio energetico, nella pratica i committenti oggi sono molto informati  e sempre più spesso sanno quello che vogliono in termini di efficienza, il compito di noi architetti è di organizzargli le idee e stupirli con qualcosa non immaginavano ma che cercavano profondamente, è fondamentale l’empatia con il cliente (questo eventualmente è un altro tema…magari ne parleremo). Purtroppo le informazioni che arrivano alla committenza sono spesso pubblicitarie e commerciali e tendono a confondere con i quelli che sono i veri principi della riqualificazione energetica. Per esempio vengono pubblicizzati molti impianti tecnici che ci permettono di risparmiare nel riscaldare o raffrescare la nostra casa. Questo è verissimo. Ma dobbiamo ricordare che l’energia meno costosa e più pulita è quella che non consumiamo. Va sempre preso in considerazione il sistema edificio-impianto (guardare sempre i carichi termici estivi e invernali). Allora cosa dobbiamo considerare quando ristrutturiamo e vogliamo riqualificare, anche energeticamente il nostro immobile? La prima cosa da considerare è l’isolamento dell’involucro, solaio/tetto, finestre e pareti esterne. Per esempio si potrebbe considerare un cappotto esterno per aumentare le prestazioni delle pareti, e un isolamento dei pavimenti magari posando un riscaldamento a pavimento, per il tetto le necessità sono un po’ più laboriose, ma si può valutare di volta in volta il da farsi. Ora dopo l’intervento sull’involucro opaco possiamo passare al trasparente, ovvero le finestre e gli infissi in genere. risparmio energetico Completata la fase dell’isolamento dell’involucro edilizio possiamo passare all’impianto di climatizzazione, recupero calore, acqua ecc. A tutto questo va considerato il costo del progetto tecnico che di solito è più oneroso di una semplice ristrutturazione. Ora facciamo una considerazione importante, dopo una fase di lavorazioni radicali ed invasive per il nostro immobile, che sicuramente avrà almeno 25 anni di età (considerando che la dovuta attenzione al problema energetico avviene con la Legge 10/91), è sicuramente il caso di valutare un adeguamento/miglioramento sismico visto che nel 2008 sono uscite le nuove norme tecniche che hanno aumentato considerevolmente le sollecitazioni simiche e visti naturalmente gli ultimi eventi sismici che hanno interessato il nostro territorio nazionale. Quindi altre spese per realizzare qualche intervento che ci permetta di “tutelare ulteriormente il nostro investimento” oltre che la nostra incolumità. A questo punto è chiaro che la parte economica dell’intervento ha preso forma…e direi anche una “bella forma!!!”. In contrapposizione a ciò dobbiamo valutare almeno due strade alternative:

1 Quanto costa una demolizione e ricostruzione dell’intero immobile?

2 Considerato che attualmente il mercato immobiliare è ai minimi storici, quanto è conveniente il nostro investimento in relazione all’acquisto di una nuova abitazione?

Riguardo l’opzione n.2 c’è da valutare una serie di elementi che non stiamo ad esplicitare in questa sede, ma riguardo alla demolizione e ricostruzione posso affermare che in relazione alle possibili problematiche che si riscontrano nelle ristrutturazioni e in rapporto alla prestazione ottenuta con la nuova costruzione, sempre più spesso, le differenze di costo in media non sono così elevate.

Quindi alla luce di ciò, è opportuno chiedersi…quando conviene riqualificare? Beh, secondo me la risposta è ovvia: Conviene riqualificare quando un immobile ha determinate caratteristiche estetiche, storiche, d’interesse personale per le quali devono essere tramandate ai posteri. Conviene demolire e riscostruire in tutti gli altri casi. Naturalmente non è possibile sempre prevedere una demolizione/ricostruzione, vedi i condomini o problematiche simili, allora si cerca di “limitare i danni” ovvero ottenere un miglioramento della situazione esistente con le varie tecnologie messe a disposizione dal mercato.

Capita la logica della situazione degli edifici esistenti e chiarito che l’energia più pulita ed economica è quella che non usiamo, abbiamo bisogno di un piano di rigenerazione urbana mirato e puntuale che ridisegna in alcuni casi e ricuce in altri l’intero tessuto urbano degradato o comunque che non ha un valore storico ed estetico tale da essere trasmesso alle generazioni future. Sarebbe utile e necessario coinvolgere in tali operazioni le imprese di costruzione che hanno immobili invenduti e soprattutto le banche che con l’aiuto dello stato devono creare dei prodotti finanziari per incentivare tale rinnovamento.

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