L’attualità del DM 1444/68

Tutti conosciamo il D.M. 1444/68 e proprio per la sua diffusione pensiamo che sia una norma ormai consolidata e rispettata, soprattutto in ambito di redazione dei piani urbanistici. Ultimamente nella professione mi è capitato un caso ove una norma di N.T.A. di una variante al Piano Regolatore Generale di un Comune, tenta di andare oltre tale D.M., creando situazioni ambigue di applicazione della normativa urbanistica per il rilascio dei permessi di costruire. L’articolo della norma tecnica di attuazione del P.R.G. permette di trasferire fuori terra le cubature interrate, anche realizzate abusivamente (purché condonate), nelle zone B di Piano Regolatore, aumentando in maniera indiscriminata il carico urbanistico e senza un controllo reale sulle nuove cubature “in deroga”. Adesso ricordando l’ispirazione del D.M. 1444/68 c’è da considerare che nel diritto urbanistico il binomio proprietà privata/interessi generali è centrale nell’evolversi della legislazione urbanistica dal 1942 ad oggi. È ovvio che per un ordinato sviluppo del territorio le amministrazioni, attraverso i piani urbanistici tendono a conformare sempre più la proprietà privata al fine di garantire la vivibilità e di garantire anche una funzione sociale al territorio. Alla base della pianificazione urbanistica spicca, per importanza, l’istituto degli standard urbanistici, previsto dalla Legge 1150/42 all’art. 41 quinquies (introdotto dalla legge Ponte del 1967 n.765), per contenere e sostenere le amministrazioni locali contro pressioni dei proprietari terrieri propensi ad ottenere il massimo strumento edificatorio e quindi speculativo, trascurando l’interesse della collettività. La fissazione concreta di tale regola, eliminando la discrezionalità delle amministrazioni, avviene con il DM 2 aprile 1968 n.1444 il quale fissa limiti e rapporti da rispettare nella fase di pianificazione territoriale. Tale Decreto è di fondamentale importanza perché pone un limite esterno alla discrezionalità delle amministrazioni e fissa la norma sugli standard al di sopra dei piani, determinando fin dalla loro origine una parte fondamentale del contenuto. Naturalmente trattandosi di un “minimum” di contenuti la giurisprudenza ritiene legittima, da parte di Leggi Regionali e di piani urbanistici, una disciplina più restrittiva.

Ancora oggi siamo costretti a ricordarlo

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